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Tempio di Zeus ad Olimpia frontoni

Tempio di Zeus ad Olimpia, i frontoni

Solo pochi decenni separano le sculture del tempio di Egina da quelle del Tempio di Zeus ad Olimpia. L’opera viene ascritta al 400 a.C. e ancora una volta osserviamo come il tema scelto per queste sculture sia il tema che tratta della lotta contro le immagini tenebrose del passato, in cui la natura umana e bestiale non sono ancora separate.

Indice dei contenuti

Il frontone orientale

Nel frontone orientale del tempio di Zeus ad Olimpia compare Zeus, che è rappresentato diritto al centro dell’opera e assiste alla gara tra Enomao e Pelope.

Frontone orientale del tempio di Zeus a Olimpia
Frontone orientale del tempio di Zeus a Olimpia

La leggenda trattata è questa: Enomao, re dell’Elide, avendo saputo che sarebbe stato ucciso dal futuro genero, sfida di volta in volta ad una gara di cavalli tutti i pretendenti alla mano della figlia. Un aiutante però manomette scorrettamente i finimenti, fino a quando qualcuno se ne accorge, Pelope, che vince la gara perché Ippodamia, la figlia di Enomao, si era innamorata di lui, e lo aiuta a vincere.

Osserviamo la composizione del frontone orientale del tempio di Zeus a Olimpia, in cui c’è al centro Zeus, a sinistra Pelope, Ippodamia, un servo, la quadriga dello sfidante, un cocchiere, un indovino, il fiume Alféo e sulla destra Enomao, sua moglie Sterope, una serva, la quadriga del re, un indovino, un giovinetto, il fiume Cladeo.

Il frontone occidentale

La composizione del frontone occidentale del tempio di Zeus a Olimpia tratta della lotta tra i Lapiti e i Centauri. In questo caso viene narrata una festa di matrimonio all’interno della reggia dei Lapiti. Questi avevano come confinanti i centauri e li invitano al matrimonio di Piritoo e Deidamia.

Frontone del tempio di Zeus a Olimpia

Però i centauri bevono troppo e quella che è la loro natura bestiale prende il sopravvento, e si gettano sulle donne dei Lapiti. ed ecco che si sviluppa la battaglia tra i due. Con l’aiuto di Apollo, nuovo dio in contrapposizione con le divinità straniere, i Lapiti vincono.

Si vuole ascrivere questi a frontoni un ignoto ma grandissimo scultore, a cui viene dato il nome di Maestro di Olimpia. Sono questi gli anni in cui si sta inasprendo la lotta contro i Persiani, sentiti sempre come un popolo barbaro portatore di una visione oscura della vita e della posizione dell’uomo nella società, una lotta per la libertà contro una forza soverchiante legata a idee antiche, protostoriche del mondo e della società.

tempio di Zeus a Olimpia

In qualche modo anche in questo frontone vengono raccontate delle storie che servono ad esprimere i sentimenti dell’epoca: la mitologia olimpica contro le oscure forze del passato.

La composizione dei frontoni

Se ad Egina la composizione del frontone può essere definita ancora paratattica (cioè pur essendo statue che compongono un frontone, ciascuna opera vive in sé un suo momento senza un filo che legava tra loro le statue), qui si parla di composizione sintattica, in quanto le figure sono organizzate a gruppi che formano un tutt’unico.

Se nel tempio di Egina erano composta e rispondevano ciascuna ad una determinata reazione, in questo frontone c’è una sorta di razionale conseguenza logica che fa sì che a una reazione ne consegua un’altra.

Ciò che accade è in relazione agli avvenimenti quotidiani, non ad influenze divine. Anche se la condizione spaziale all’interno in cui le opere sono costruite, che costringe le figure a subire la triangolarità, il movimento e la correlazione dei gesti che intercorre tra le figure, che è talvolta concitata, fa si che le figure assumano una loro autonomia rispetto allo spazio frontonale.

Sono in determinate posizioni indipendentemente dalla triangolarità del frontone, sono la subiscono.

Tempio di Zeus a Olimpia

Il racconto impostato avviene quindi in uno spazio, ma anche nel tempo, cioè diventa in qualche modo anche un racconto storico, cioè le figure non si muovono in uno spazio e tempo astratto, ma sono figure storiche esistite e il racconto è avvenuto in un determinato momento.

Ad esempio, nel frontone orientale, Febo tende il braccio e assegna la vittoria ai lapiti. Questo gesto è come se coinvolgesse tutto il moto che si evidenzia nella parte destra del frontone, creando un moto aggiuntivo.

Lapiti e centauri tempio di Zeus a Olimpia

L’artista quindi non si limita più a presentare un fatto, ma questo fatto tende a rappresentarlo, a ricostruirlo mano a mano che si svolge e quindi a farne la storia.
Dalle pagine del mito, spazio e luogo astratto, lo riporta invece all’interno di un tempo storico spiegando il dove e il quando.

Il modellato è liscio, ma estremamente curato e tutti i piani tendono a convergere laddove succede l’evento e questo evento è espresso anche attraverso particolari minuti: la bocca aperta, la tensione del braccio, la torsione del busto.

La visione in scorcio

Quando parliamo di scorcio parliamo di un artificio prospettico che è una sorta di contrazione della forma. Nello scorcio la forma presenta alla luce piani differenti ed ecco che così anche la luce entra nella composizione in maniera attiva, creando ingorghi, cavità d’ombra, piani luminosi, diventando quindi elemento attivo nella costruzione del frontone.

Le figure rappresentate sono eroiche, ma si muovono in uno spazio storico e umano, fisicamente rappresentabile. Il corpo non è semplicemente di marmo, ma è umano, vivo.
E’ scomparso il sorriso arcaico, il viso è impostato su lineamenti regolari, in una espressione severa.

Apollo tempio di Zeus Olimpia

Osserviamo anche la figura del gruppo con la sposa rapita: è una immagine di un vero e proprio stupro da parte del centauro sulla sposa Lapita. Il ricco panneggio dell’abito femminile con la luce che passa su queste pieghe, si ingorga, risplende.

Sposa rapita tempio di Zeus a Olimpia

La posizione è molto articolata, è semi inginocchiata, di profilo, con una naturalezza del viso rivolto verso gli spettatori, una torsione del busto, tutti elementi di grande novità nella cultura artistica dell’epoca.

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