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Moebius, fumetti e il famoso nastro

In questo articolo parleremo di Jean Giraud, in arte Moebius, del suo talento, i suoi fumetti e come mai è legato al famoso nastro di Möbius.

In questa rubrica sulla vita e le opere dei grandi fumettisti, abbiamo già profusamente parlato di artisti italiani, lo ammettiamo, un po’ per campanilismo, ma soprattutto perché anche in quest’arte siamo riusciti ad emergere e farci distinguere, dando vita ad una vera e propria scuola italiana che, non solo si è fatta conoscere nel mondo intero, ma è anche diventata la capofila di un movimento più vasto a livello europeo.

Eppure, sarebbe fuorviante pensare di essere gli unici esponenti validi del fumetto europeo, ignorando realtà e nomi dello stesso calibro di quelli italiani fin qui trattati.

Se andiamo a vedere l’opera dei nostri “cugini” d’oltralpe, infatti, troviamo numerosi grandi artisti che si sono imposti a livello internazionale, portando lustro e fama alla Francia e andando ad influenzare anche Paesi extracomunitari.

Uno dei casi più interessanti, è sicuramente quello di Moebius che, sebbene forse sia un nome non così famoso per i non appassionati, è comunque riuscito a valicare i confini nazionali, fin dagli esordi, arrivando addirittura a conquistare la Marvel americana e, successivamente, il dorato mondo di Hollywood.

Andiamo quindi a scoprire qualcosa di più sulla vita e le opere di Moebius.

Chi è Moebius

Jean Giraud, molto prima di diventare noto con lo pseudonimo di Moebius, nasce a Norgent-sur-Marne (Francia) l’8 maggio del 1938.

Come spesso accade, è un fatto di per sé negativo a spingere il piccolo Jean verso il disegno, dal momento infatti che i genitori sono separati e che lui vive con la madre che, però, è spesso assente per lavoro e quindi, per passare il tempo e sconfiggere la melanconia, comincia a disegnare per ore e ore consecutivamente, senza smettere mai.

Proprio questa sua passione lo spinge poi ad iscriversi alla scuola di arti applicate, dove si trova a confrontarsi con un mondo a lui all’epoca sconosciuto.

È in questi anni che fa anche una scoperta che si rivelerà fondamentale per la sua opera ed il suo stile: il Messico.

Essendosi la madre risposata con un messicano, infatti, Jean li raggiungerà nel Paese del Sudamerica, inizialmente per qualche giorno, rimanendo poi, di fatto, per ben 9 mesi, mandando in fumo un anno di scuola, come lui stesso affermerà in età adulta, ma vivendo un’esperienza incredibile e facendo la scoperta del deserto, uno dei suoi futuri stilemi.

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Nonostante tutto, il suo talento si manifesta subito e la sua strada comincia appena due anni dopo quando, mentre ancora frequenta la scuola, pubblica il suo primo lavoro “Les aventures de Franck et Jéremie”, un fumetto umoristico apparso sulle pagine di Far West.

In breve cominciò ad intensificare i suoi lavori e, seppur giovanissimo, cominciò a pubblicare illustrazioni e storie con continuità sulle pagine di Coeurs Vaillants, divenendo anche l’assistente di Jijé, noto fumettista francese degli anni ‘60, per cui inchiostrò un episodio intero di Jerry Spring.

Di lì a breve assume il suo primo pseudonimo, Gir, che altro non è se non l’abbreviazione del suo cognome e, sotto questa firma, comincia a disegnare la serie a fumetti Fort Navajo, su testi Jean-Michel Charlier, pubblicata sulla rivista Pilote e che vede la nascita del personaggio di Blueberry, il primo vero successo di Moebius.

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La serie durò fino al 1974 e portò una discreta fama al disegnatore francese che, dopo la scomparsa di Charlier, proseguì anche nella scrittura delle storie, andando quindi ad affermarsi come autore unico di fumetti.

È in questi anni che, mentre conosce il successo della serialità e del grande pubblico, decide anche di distaccarsene, creandosi quasi un alter ego, a cui appunto darà nome Moebius, in modo da poter realizzare storie che vivessero al di fuori di un contesto di continuità, che avessero un inizio, svolgimento ed una fine in un unico albo e che potessero anche spaziare in altri mondi, dando liberissimo sfogo alla sua grandissima fantasia e libertà artistica.

Con il nome di Moebius, quindi, pubblicò le sue prime storie su riviste come Hara Kiri, Charlie e L’Echo des savanes.

Cosa centra il nastro di Moebius?

Curiosa la sua scelta per questo nuovo pseudonimo che si rifà al matematico tedesco August Ferdinand Möbius, colui che inventò l’omonimo nastro, ossia una figura geometrica bidimensionale, quindi un solido semplificato: non sfugge quindi il richiamo al lavoro del fumettista francese che non solo crea figure tridimensionali su piani bidimensionali (i fumetti), ma che, come vedremo più avanti, diventerà famoso proprio per il suo stile lineare e semplificativo.

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I fumetti di successo di Moebius

Il grande successo con la firma di Moebius arriva negli anni ‘80: è proprio in questa decade che il nome dell’autore francese si impone al mondo intero del fumetto, grazie alla comparsa di alcune famose riviste francesi come Métal Hurlant che si connotava per il taglio nettamente fantastico e fantascientifico.

Proprio su Métal Hurlant, Moebius pubblicò alcuni dei suoi lavori più famosi, come Il garage ermetico di Jerry Cornelius, Arzach e John Difool, dove sradicò l’impianto narrativo tradizionale, andando a creare dei fumetti che avessero un nuovo concetto di sceneggiatura.

Sempre sulle pagine di Métal Hurlant, si vide nascere uno dei binomi più famosi del fumetto francese, ma anche del fumetto tout court, ossia la coppia Moebius Jodorowsky, dove il tratto scarno e fantastico di Giraud, incontrò l’altrettanto fantastica penna dello scrittore e regista cileno Alejandro Jodorowsky, dando vita ad una serie di fumetti tutt’ora ristampata in diverse lingue.

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A questo punto la fama di Moebius diventa planetaria, i suoi personaggi che cavalcano pterodattili addirittura iconici, al punto che il programma della RAI Mixer di Gianni Minoli, gli commissiona la sigla, andata in onda per tutti gli anni ‘80 e diventata un cult per gli spettatori dell’epoca.

Le porte gli sono ormai spalancate e addirittura il mercato americano di fumetti decide di avvalersi del suo inconfondibile tratto: nella fattispecie è la casa editrice Marvel che lo ingaggia per una graphic novel sul personaggio di Silver Surfer che quindi, grazie alla mano di Moebius, si ritrova a navigare per mondi scarni e desertici, cercando di contrastare la fame di Galactus, il divoratore di mondi, dando vita ad un numero speciale diventato leggenda.

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La sua attività di disegnatore si è poi andata diradando, dedicandosi maggiormente a progetti figurativi di più ampio respiro, soprattutto in ambito cinematografico, come vedremo successivamente.

Jean Giraud scompare quindi a Parigi, all’età di settantatré anni, il 10 marzo 2012.

Lo stile di Moebius

Fin dai suoi esordi, tanto con il nome di Giraud che di Gir che di Moebius, l’autore francese si è subito contraddistinto per una certa ipergrafia del tratto: le sue tavole, infatti, sono ricche di particolari, di segni e piccoli tratti che avvicinano il mondo del fumetto a quello della grafica andando a rendere un’incredibile ricchezza di particolari.

Questa abbondanza di tratti e microsegni, trova un efficacissimo contraltare nell’utilizzo del vuoto e dello spazio nelle tavole di Moebius.

Come abbiamo detto, l’esperienza messicana è stata sicuramente molto intensa per lui, tanto che, non solo il deserto è uno scenario abituale nella sua opera, ma proprio la mancanza di elementi grafici è diventata essa stessa un elemento distintivo dello stile di Moebius.

Similmente, così come riesce a bilanciare tavole ricche di personaggi, di particolari, di tratti che si affastellano uno sull’altro con ampie vignette di vuoto, in cui un personaggio sta in piedi in mezzo al bianco della pagina, così è riuscito anche a coniugare la ricchezza di particolari con la pulizia e definizione del tratto.

Le sue linee, disegnate spesso con pennino e china, sono nette, sottili e precise, con uno scarso uso del colore e dei pennelli, a favore, quindi, di una sintesi visiva che diventa appunto grafica.

Più in generale, la caratteristica principale di Moebius è la destrutturazione dell’impianto narrativo in favore di una sceneggiatura più libera dai canoni tradizionali e che lo avvicina maggiormente al mondo onirico degli sciamani.

Forse anche questa caratteristica può essere derivata dalla sua passione per il Sudamerica e dalla sua lunga frequentazione di un grande narratore cileno come Jodorowsky, fatto sta che il tratto onirico delle sue storie è indubbiamente caratterizzante del suo stile.

Così come caratterizzanti sono le figure umane, spesso disegnate con abbigliamenti che potrebbero suggerire un futuro passato, un mondo alieno, ma simile al nostro, con macchinari bio-organici che a tratti lo avvicinano al mondo di Giger e che, come stiamo per scoprire, gli sono valsi un grandissimo interesse da parte del mondo del cinema americano che lo ha corteggiato ed assoldato per molte pellicole, universalmente note e di successo.

Moebius e il cinema

Se molti autori di fumetti hanno incontrato il mondo del cinema solo a seguito di un grande successo editoriale, vedendo trasposti i loro personaggi più famosi, per Jean Giraud le cose sono andate sicuramente in modo diverso.

Il suo tratto grafico e onirico ha infatti incontrato subito l’approvazione di grandi registi Hollywoodiani che, probabilmente ispirati dai disegni del maestro francese, ne hanno chiesto l’aiuto in fase di realizzazione del concept iniziale.

Già negli anni ‘70, Jodorowsky scelse di produrre un film incredibilmente difficile, e che infatti non vide mai la luce, almeno per mano sua, ossia l’adattamento cinematografico del celeberrimo libro di fantascienza Dune.

Moebius, fu chiamato ad immaginare la scenografia e disegnare numerose tavole che illustrassero il pianeta di Dune ed i principali protagonisti, oltre ad effettuare lo storyboard vero e proprio e fu proprio in quest’occasione che divenne amico e partner professionale di Jodorowsky,che all’epoca era già un regista affermato.

Come detto il film, che prevedeva anche la collaborazione di artisti come Giger e i Pink Floyd per la colonna sonora e la partecipazione, nei panni di attore, di personaggi del calibro di Mick Jagger e Salvador Dalì, non vide mai la luce.

Dopo questo primo esordio mancato, Moebius è tornato di nuovo a disegnare per il cinema, prestando la sua bravura per altri celebri film, come ad esempio Alien: se infatti per i disegni principali, della creatura aliena, erano state scelte le tavole di H. R. Giger, Moebius contribuì comunque alla creazione dei concept grafici per la realizzazione delle scenografie ed in particolare suoi sono i disegni delle tute spaziali dell’equipaggio.

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Anche il famosissimo film Tron, con un giovane Jeff Bridges che finisce nel mondo virtuale di un computer, deve tantissimo a Moebius, che fu appunto l’autore che immaginò per primo, in un’epoca in cui internet era ancora ben lontano dall’essere presente nella vita quotidiana, come potesse essere il cyberspazio, andando di nuovo a creare spazi desertici e geometrici, tipici dell’espressione artistica di Moebius.

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Molte altre pellicole devono, direttamente o meno, qualcosa all’autore francese, come ad esempio lo stesso Blade Runner di Ridley Scott.

Il regista americano, infatti, al momento di immaginare lo scenario in cui muovere i suoi meravigliosi personaggi interpretati, fra gli altri, da Harrison Ford e Rutger Hauer, si rifece ad un fumetto che l’aveva molto colpito, intitolato The Long Tomorrow, scritto da Dan O’Bannon (già sceneggiatore del Dune di Jodorowsky e di Alien, dove, come abbiamo visto, conobbe e diventò amico del nostro Jean Giraud) e disegnato, guarda un po’, da Moebius.

Ma una più di tutte deve quasi tutto a lui, ossia il Quinto Elemento.

La pellicola di Luc Besson a forti tinte hollywoodiane, che ha fatto debuttare sul grande schermo Milla Jovovich e portato Bruce Willis a vestire i panni di Korben Dallas, deve praticamente tutto a Moebius.

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Il fumettista francese ha infatti, in maniera assolutamente evidente, disegnato tutto per il film: dalle affollate strade metropolitane ai taxi volanti, dai costumi dei personaggi ai grotteschi cyberpoliziotti, portando nel mondo tridimensionale le tipiche atmosferiche “Métal Hurlant” di Moebius e consacrandolo, difinitivamente, come uno dei più grandi autori del fantastico.

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