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La pittura italiana dal 1000 al ‘300

Vediamo come si sviluppa la pittura italiana dall’anno 1000 in poi, quindi la pittura italiana del ‘200 e la pittura italiana del ‘300.
La pittura durante l’epoca bizantina è stata sostituita dal mosaico. Poi in occidente il genere pittorico viene quasi completamente abbandonato e all’interno dell’area bizantina dopo il 1000 si sviluppa la pittura detta paleologa.

La pittura paleologa

Con il termine pittura paleologa indichiamo la dinastia bizantina. Dopo il 1000 rinasce una pittura bizantina paleologa quindi non impostata sul mosaico ma in gran parte sull’affresco che rinuncia alle campiture nette del colore e comincia a fare un gran uso del chiaroscuro, con le variazioni di colore, per dare volume.

pittura paleologa

Ma il chiaroscuro nella pittura paleologa non viene usato per dare il volume.

Quando in occidente dopo il 1000 rinascono con grande forza le arti si registra una forte cesura tra l’architettura e la scultura, pensati in maniera totale, e la pittura.
C’è una sorta di scollamento perché durante l’epoca romanica l’architettura e la scultura rinascono dopo secoli di abbandono, legandosi a modelli Nord-europei.

Mentre la pittura rimane fortemente legata ad una ininterrotta tradizione bizantina.
Architettura e scultura si mettono in moto e producono elementi originali, la pittura è ancora a rimorchio dell’area bizantina.
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La pittura italiana nel ‘200

Nel ‘200 la situazione non cambia, anzi questo scollamento si aggrava di più perché c’è un rinnovamento nell’architettura e scultura con l’immissione di modelli gotici mentre la pittura rimane legata attraverso l’importazione di icone, mosaici e il lavoro di artisti della Grecia e Bisanzio, rimane ancorata alla tradizione bizantina e questi scambi si infittiscono per le crociate e la formazione dei regni latini in oriente.

I cambiamenti avvengono con l’arrivo delle maestranze fredericiane in Toscana, con l’arrivo di Nicola Pisano.
Ancora in questo momento la scultura è l’arte guida, dove avvengono le novità più forti.

La pittura italiana nel 300

Però nel giro di due generazioni i rapporti si ribaltano e i pittori rinnovano i loro modelli e il loro linguaggio fino ad arrivare nel 1290 con Giotto.

Abbiamo tematiche molto coinvolgenti per il pubblico, una rappresentazione molto credibile di figure, di gesti, atteggiamenti e l’effetto è travolgente.

Nel ‘300 vediamo poi che questi rapporti si ribaltano e la pittura diventa l’arte guida e la scultura segnerà un po’ il passo.

Le prime tavole dipinte in Italia

Le prime tavole dipinte appaiono nel XII secolo nell’Italia centrale appoggiate e spinte dagli ordini mendicanti.

Dopo la morte di San Francesco, all’interno dell’ordine c’è una dura battaglia tra convenutali e spirituali, i primi appoggiati da un papato e dall’alta borghesia cittadina, hanno desiderio di vedere le chiese ornate con decorazioni anche pittoriche. I secondi sono avversi a tutto quello che contravviene all’ideale di povertà, quindi raggiungono una soluzione di compromesso nelle piccole tavole dipinte che sono un ornamento fastoso per gli altari ma possono essere rimosse e trasportate per le vie delle città nelle processioni.

I temi della pittura italiana del ‘300

I primi soggetti della pittura italiana del ‘300 sono quelli cari ai francescani, il crocifisso, destinato ad essere appeso alla fine della navata e servirà alla meditazione sui dolori subiti sul Golgota e il mistero della reincarnazione e redenzione.

Altro tema è la Madonna col Bambino rappresentata seduta sul trono ed è un emblema, una riproduzione fisica della chiesa, ma anche un rapporto terreno della Madonna col figlio, quindi una religione umanizzata.

Altro tema è l’immagine di S. Francesco contornata in certi casi dagli episodi miracolosi della sua esistenza.

San Francesco di Bonaventura Berlinghieri

Ad esempio vediamo un’opera come quella di Bonaventura Berlinghieri, il San Francesco che si trova a Pescia, Pistoia, nella chiesa di San Francesco.

San Francesco di  Bonaventura Berlinghieri

Si tratta di un San Francesco con storie della sua vita, è una tavola, un dossale d’altare, viene datato al 1233 e Bonaventura Berlinghieri opera tra il 28 e il 74.

Osserviamo che per quanto sia una immagine precoce del santo non è la prima però in questa tavola sono fissati per la prima volta in forma narrativa alcuni episodi salienti della vita del santo.

Ci sono infatti sei vivaci scenette allineate verticalmente ai lati della figura di San Francesco che è al centro, rigida, allungata, ieratica, completamente piatta.

Osserviamo quella che sarà la tipologia in quest’opera delle tavole d’altare duecentesche che è desunta dai rilievi e anche da dipinti votivi di epoca romana.
Solitamente abbiamo il protagonista rappresentato a figura intera, immobile, fiancheggiato da varie storie con più personaggi e queste sono arricchite da scene ambientali e architettoniche.

Da quest’epoca in avanti i santi saranno sempre accompagnati da attributi fissi che alludono alla loro vita, al loro martirio e ne rendono possibile l’identificazione.

Nel caso di San Francesco gli attributi sono il saio francescano, le stigmate, il libro che lo qualifica come quinto evangelista, in certi casi sostituito da un piccolo crocifisso.

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