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Arnolfo di Cambio e le sue opere in scultura

Arnolfo di Cambio è allievo di Nicola Pisano, nasce in Valdelsa nel 1245 e muore a Firenze tra il 1302 e il 1310.
Arnolfo di Cambio si forma nella bottega di Nicola e la lascia per trasferirsi a Roma, dove entra al servizio di Carlo I d’Angiò, il monarca dell’Italia meridionale.

L’ingresso di Arnolfo nella cerchia di questo grande feudatario di origine francese può almeno in parte spiegare la ragione per la quale Arnolfo di Cambio, cresciuto con Nicola Pisano, che ha uno stile recuperato dall’antico, operi invece una sintesi tra il linguaggio classico e il gotico.

E il gotico di Arnolfo di Cambio è diverso da quello di Nicola Pisano, è impostato su modelli francesi piuttosto recenti.
la sua cultura è quindi molto complessa e ricca.

La vecchia assetata

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La vecchia assetata fa parte di un gruppo di statue smembrate da una fontana eseguita a Perugia tra il ’77 e l’81 e si trovano ora a Perugia.
Mostrano pose molto elaborate e queste pose derivano chiaramente da modelli antichi, classici.

Però osserviamo che lo scultore atteggia le sue figure in maniera tesa quasi spasmodicamente . Osserviamo che i busti e le teste subiscono delle torsioni e i corpi aderiscono alle lastre di fondo, quindi è vero che la base di queste opere è classica, però Arnolfo di Cambio le tende in maniera fortissima, dando il movimento fortemente.

Monumento sepolcrale del Cardinale di Braye

Monumento sepolcrale del Cardinale di Braye arnolfo di cambio

Si trova in San Domenico a Orvieto. L’opera ha una complessa articolazione mista di scultura e architettura, il monumento oggi si presenta incompleto, l’opera originaria era impostata diversamente.

Alcuni frammenti ci permettono di ricostruire il disegno originale di una grande arcata cuspidata ornata da pinnacoli, sostenuta da colonne tortili.
All’interno di questo grande timpano cuspidato erano posti tre gruppi statuari nella zona superiore.
Il cuspide simboleggia l’ascesa dell’anima del defunto dopo la morte.

Anche i gruppi plastici esprimono il contrasto tra la morte e la vita ultraterrena. Vediamo che il corpo del defunto è rappresentato disteso sopra un catafalco ed è visibile attraverso un varco aperto da due persone.

Più sopra il cardinale ricompare inginocchiato vicino a San Marco, di fronte c’è invece in piedi la statua di San Domenico.
In cima alla cuspide la Madonna in trono col bambino e questi personaggi sono in adorazione della Vergine.

Arnolfo di Cambio preferisce poche statue, composizioni più essenziali con poche però grandi statue che vengono collocate nei posti centrali della composizione e si crea così uno stacco violento tra luce ed ombra.

Inoltre Arnolfo di Cambio arricchisce questo monumento con campiture colorate a mosaico e ad intarsio ispirate alla tradizione tipicamente romana dei maestri cosmati.
Il volto del cardinale steso sul cenotafio è un vero e proprio ritratto, è il viso di un uomo vecchio e noi sappiamo che Arnolfo fu tra i primi scultori a sfruttare dei calchi presi sul volto per dare un effetto realistico ai ritratti funerari.

Monumento a Carlo I d’Angiò

Monumento a Carlo I d'Angiò arnolfo di cambio

Arnolfo di Cambio è il primo a ritrarre un vivente nel monumento a Carlo I d’Angiò. Questa statua, che risale al 1277, era originariamente inserita all’interno di un complesso onorario nella chiesa di Santa Maria in Aracoeli.

Il sovrano è rappresentato seduto su di un trono ornato con protomi leonine. E’ rappresentato frontalmente in una posa maestosa ma anche naturale. e’ ispirato all’imperatore della porta di Capua, un’opera del 1234-39 che proviene dall’Italia meridionale e con ogni probabilità si riferisce alla persona di Federico II e deve essere stata a sua volta impostata su di un antico ritratto imperiale romano, quindi ancora una rielaborazione di una cultura classica.

Bonifacio VIII

Questi ritratti nascono con intenzione di celebrazione politica, soltanto i grandi della terra possono ambire ad essere ritratti con le loro sembianze da un artista e questi ritratti non sono concepiti come statue isolate, perché sempre inseriti in complessi e sono destinati ad una funzione pubblica, inseriti in vasti complessi destinati ad essere visti dal popolo.

Quindi la scultura fa parte integrante dell’architettura.
la statua non è mai isolata ma fa parte di un complesso più grande.

I cibori

Opere più propriamente architettoniche di Arnolfo di Cambio sono i cibori. Nei cibori si manifesta il trapasso dalla fase più giovanile caratterizzata da una stretta osservanza degli stilemi gotico-francesi ad uno stile che sostanzialmente è più classicheggiante, però sempre contraddistinto dall’adesione ad una spazialità tardo-antica rivista in chiave gotica.

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Il ciborio di Arnolfo di Cambio è un monumento di stretta osservanza parigina ispirato al doppio ciborio della Sainte-Chapelle costruito una quindicina di anni prima.
Osserviamo che la piccola costruzione è sostenuta da quattro colonne di sostegno che reggono archi trilobati con statue inserite nelle edicole.

Osserviamo poi una linea di marcapiano orizzontale. Poi osserviamo i quattro timpani traforati fiancheggiati da pinnacoli aguzzi. Tutto il complesso poi culmina in una torre centrale svettante, al sommo della copertura.
Osserviamo che il ciborio esprime non solo una concezione gotica dell’elemento architettonico, ma come ogni sua faccia si presta anche ad una visione completamente frontale a scapito di una volumetria d’insieme. Queste caratteristiche sono quindi la verticalità e la frontalità.
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