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Arco di Costantino distribuzione del denaro

Arco di Costantino: distribuzione del denaro

L’Arco di Costantino viene elevato tra il 13 e il 15 e questo rilievo della distribuzione del denaro al popolo è orientato verso la città. Il tema trattato è quello della distribuzione dei denari, che gli imperatori facevano in occasione di feste particolari.

La figura dell’imperatore è rappresentata seduta in trono e deposta al centro della composizione, e occupa tutto lo spazio in altezza perché il trono è inserito su di un alto basamento.

Arco di Costantino distribuzione del denaro

Evidentemente tutta la composizione ha lo scopo di attirare l’occhio dello spettatore al centro. Osserviamo che questa sorta di assialità è mantenuta da tutto il corpo dell’imperatore, di cui manca la testa.

L’imperatore è seduto rivolto verso lo spettatore, il tronco è perpendicolare allo spettatore, il braccio e i piedi sono impostati divaricati verso l’esterno.
Si tratta di una composizione molto simmetrica, fatta per attirare lo sguardo sulla figura centrale, che offre un’immagine di rigidità e di tranquillità, in una sorta di eternità (del potere).

In contrasto con la figura centrale sono sistemate tutte le altre figure, sia i senatori che il popolo rendono omaggio all’Imperatore e ne aspettano i doni perché sono rappresentati mentre avanzano verso il centro, con il corpo rivolto verso l’Imperatore e con il braccio nella posizione dell’acclamazione.

Una posizione eccezionale hanno due gruppi di quattro figure posti negli angoli estremi della composizione. Questi due gruppi non prendono parte all’acclamazione e sono rappresentati mentre parlano fra di loro, in un rapporto di stretta rispondenza.

Si crea in questa maniera una simmetria tra l’Imperatore al centro e i due gruppi laterali e quindi fanno da contraltare alla figura centrale dell’Imperatore che emerge in maniera ancora più dominante, è il centro focale della composizione.

Le figure vengono rappresentate sbalzate fortemente dal fondo, grazie alla tecnica del sottosquadro e i contorni delle stesse vengono molto evidenziati.
La tecnica del sottosquadro consiste nel creare dei vuoti sotto alle figure scavando dei coni a fianco di esse.

Le figure emergono fortemente, il fondo viene internamente scavato, così si forma un cono d’ombra che fa sì che le figure emergano in maniera rilevata dal fondo.
La figura si isola e si stacca dal fondo.
Tra il primo piano e lo sfondo si è interposta una sfera spaziale, quasi una nicchia e questo spazio è tanto profondo da permettere che le fogure siano evidenziate, ma non tridimensionalmente, ma sul piano.

Anche le singole parti delle figure sono isolate le une dalle altre per mezzo di incavature dense d’ombra, cosa messa in risalto dalla lavorazione dei capelli e del panneggio.
Il rilievo è tridimensionale, perché l’elemento in primo piano è isolato rispetto al fondo, però tramite la tecnica del sottoquadro, che crea un cono d’ombra, l’immagine viene appoggiata sul fondo.

Osserviamo inoltre una mancanza di quel senso delle proporzioni che nella scultura classica armonizzano le singole parti con l’intero: qui invece la composizione è rigida, non esprime movimento, è una rigida composizione simmetrica, priva di vitalità e movimento.

L’effetto visivo è delegato tutto al passaggio del chiaroscuro, visibile però a distanza. Siamo in presenza di una scultura quindi anti classica.
Siamo in una arte che mira a concetti ed elementi separati, bloccata, in cui l’elemento della separazione, disomogeneità sono preponderanti.
Questo porta ad una sproporzione nelle figure e tra le figure e lo spazio e la cosa può sembrare rozza e primitiva, perché siamo abituati a considerare i canoni classici come elementi estetici per eccellenza.

Nella scultura paleocristiana vengono utilizzati soprattutto i materiali duri come marmo e avorio, perché i materiali duri e chiari tendono a mettere maggiormente in evidenza i contorni, laddove ad esempio un materiale come il bronzo tende a sfumare i contorni.

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