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Architettura bizantina tecniche e materiali

Architettura bizantina: tecniche e materiali

Costantinopoli era originariamente un piccolo borgo di pescatori, una città greca dal nome Bisanzio. L’imperatore Costantino amplia questo borgo e crea la città di Costantinopoli che diventa una delle sedi regionali imperiali più importanti. Oggi Costantinopoli prende il nome di Istanbul.

E a Costantinopoli nasce quella che chiamiamo arte bizantina.
Il nuovo impero Romano nel III secolo d.C. è suddiviso in Impero Romano d’Occidente e Impero Romano d’Oriente, ed è chiamato Sacro Romano impero perché la religione cristiana è diventata religione di stato.

L’impero Romano d’Oriente

L’Impero Romano d’Oriente comprendeva i territori della Grecia, sale fino all’Illiria, sulle coste dell’Adriatico, la ex Jugoslavia, occupa la Siria e la Palestina, si protende internamente fino all’Armenia, ai confini della Russia meridionale. Occupa quindi un numero altissimo di paesi.
L’Impero Romano d’Oriente durerà più di 1000 anni e viene abbattuto nel 1451 ad opera dei Turchi.

La cosa fondamentale nell’Impero Romano è l’organizzazione interna: c’è un imperatore, che assume una sorta di funzione di vicario di Dio in terra, l’Imperatore d’Oriente si occupa della Chiesa come se si trattasse di un suo vicariato personale. Nell’Impero Romano d’Oriente l’imperatore prende sotto la sua protezione anche la Chiesa, evitando quella lotta tra potere politico e religioso che caratterizza tutto l’Impero Romano d’Occidente.

In Oriente l’imperatore impedisce alla Chiesa di farsi potere temporale e avere i suoi territori: laddove in occidente si sviluppa una classe feudale, in Oriente questo non accade. Qui l’imperatore domina la Chiesa dal punto di vista politico e riesce ad ottenere questo tenendosi i soldi della Chiesa, è l’imperatore che sovvenziona la Chiesa. L’imperatore è anche molto ricco.

L’impero Romano d’Oriente organizza tutta una classe burocratica, la burocrazia era minuziosissima, tanto che si dice ancora bizantina per definire una attenzione smodata per il particolare. Non sfuggiva niente e le tasse erano altissime. Tassando i sudditi e qualsiasi attività economica l’imperatore tiene sotto controllo anche tutta l’economia dell’Impero.

In questa maniera impedisce che la classe borghese si faccia eccessivamente ricca. Non nasce un vero e proprio capitalismo, tassando i patrimoni e i commerci impedisce la nascita di una classe capitalista che potrebbe fare ombra all’imperatore.

L’impero bizantino impedisce anche la nascita di una classe feudale perché utilizza eserciti mercenari, un esercito fedele a chi lo paga, mentre un esercito interno allo stato può sempre contrapporsi allo Stato, quindi con gli eserciti mercenari l’imperatore impedisce anche il nascere dell’aristocrazia.
L’unica aristocrazia è quella che deriva dalla classe dei burocrati e in ogni caso i privilegi vengono sempre dati dall’Imperatore.
L’imperatore dunque tiene sotto controllo l’esercito, l’economia e la religione.

L’unica cosa che sfugge al controllo dell’Imperatore sono i monaci. La Chiesa è insediata nelle città, mentre vediamo che i monaci tendono ad isolarsi nelle campagne più lontane, dove la popolazione è meno colta, più semplice, e all’interno dei monasteri col tempo si va organizzando una pratica di culto sulle immagini sacre.

L’iconoclastia nell’Impero Romano d’Oriente

Le immagini sacre sono per lo più dipinte e verso queste immagini si attira una religione popolare, con molti elementi di paganesimo, ma che porta una grande ricchezza ai monasteri, perché i pellegrinaggi portano ricchezza.
Non venivano lasciate offerte solo in denaro, ma spesso in proprietà e col passare del tempo questa classe monachense comincia ad accumulare aree di territorio sempre più vaste.

Per questo motivo l’imperatore scatena l’iconoclastia (= rottura delle immagini), per la prima volta sotto Leone III Isaulico nella metà del ‘700.
Gli storici pensavano originariamente che questa iconoclastia fosse portata dalla nuova religione islamica che premeva sull’impero. In realtà l’iconoclastia è un elemento interno allo stato che nasce da questa lotta tra cultura monastica e l’Imperatore.
E’ una lotta che dura secoli e che a lungo termine gli Imperatori perdono.

Materiali e tecniche architettoniche a Costantinopoli

Le varie tecniche costruttive regionali rimasero immutate per secoli e questo è facilmente spiegabile perché esse dipendono dai materiali disponibili localmente. Ed anche perché la forza della tradizione, la permanenza della tradizione è talmente forte che tende a conservarsi a dispetto dei rivolgimenti politici e occupazioni straniere.

In generale l’edilizia bizantina possiamo distinguerla in due categorie fondamentali: quella basata su conci di pietra che è caratteristica dell’area della Siria, della Palestina, di gran parte dell’Asia Minore (Turchia) fino a raggiungere le regioni di confine dell’Armenia e della Georgia.

Una seconda tecnica è quella del mattone e pietrisco, simile all’opus cementicium. Questa tecnica è tipica di Costantinopoli, di tutta la costa occidentale dell’Asia Minore, dei Balcani e poi dell’Italia.

L’architettura impostata su conci di pietra si presta magnificamente ad elevare delle superfici verticali ma ecco che per le coperture è più difficile.
Gli spazi piccoli si potevano coprire in pietra o con lastre piatte o anche con blocchi che formavano delle volte, ma è naturale che vi siano anche spazi molto grandi e in tal caso dobbiamo utilizzare il legno o il mattone e pietrisco.
Queste superfici murarie in conci di pietra venivano poi decorate con rilievi.

Nella tecnica con mattoni e pietrisco il metodo per elevare un muro consisteva nell’innalzare due muretti esterni e lasciare uno spazio interno che veniva poi riempito con la gettata di pietrisco.
In questo caso nell’architettura bizantina l’elemento fondamentale è il mattone, mentre nell’architettura romana la struttura interna era più importante perché c’era la pozzolana, che resisteva di più nel tempo.

Nell’arte bizantina è il mattone l’elemento fondamentale perché il mattone oltre a legare i muri ne determinava anche lo spessore e quindi diventa il modulo della costruzione.
A Costantinopoli si producevano mattoni quadrati i quali avevano un lato che misurava dai 35 ai 38 cm con uno spessore dai 4 ai 6 cm e quindi più grandi dei mattoni romani.
Il muro aveva così lo spessore dei due mattoni più lo spazio interno e non poteva misurare meno di 75-80 cm.

Sembra che la produzione di mattoni fosse soggetta a una qualche forma di controllo da parte dell’autorità imperiale e sappiamo che dal IV al VI secolo erano anche marchiati.

Archi, volte e cupole nella tecnica architettonica bizantina sono fatti esclusivamente con mattoni e noi sappiamo che negli archi molto grandi spesso i mattoni erano di misura doppia, cosa già trovata nell’architettura romana, coi bipedeles.

In certi periodi ed in certe aree noi osserviamo che l’arte bizantina è fatta prevalentemente in mattoni.
Ma osserviamo che mano a mano che procediamo col tempo lo spessore del pietrisco si fa sempre più ampio, forse per il desiderio di risparmiare sui mattoni, per ridurre i costi.

Il problema è che la tecnica costruttiva bizantina, manca della pozzolana e quindi il mattone esterno diventa l’elemento portante dell’edificio, perché l’elemento interno è solo materiale inerte che si appoggia al muretto e pesa sul muretto, tanto che tutti i muri nell’architettura bizantina sono storti.

Gli archi bizantini ereditano le forme romane, ma non ci sono i mezzi tecnici per realizzarle.
Come è inevitabile gli edifici erano soggetti a cedimenti e si crepavano già durante la costruzione. Questo inconveniente si presenta soprattutto negli edifici grandi e la cosa è grave quando si imposta una volta.

Nell’architettura bizantina abbiamo tre tipi di volte:

  • volta a botte
  • volta a crociera
  • volta a vela

Tutte e tre le tipologie di volta si costruiscono con o senza le centrine, cioè armature in legno o metallo.
In alcuni casi abbiamo delle coperture in legno ma osserviamo che la disponibilità di travi dritte era limitata tranne che in alcune regioni boscose come Cipro, la Licia, il Libano.
Dopo il VI secolo diviene sempre meno frequente la costruzione delle basiliche e probabilmente il motivo della costruzione di edifici con anche il tetto in muratura era perché non si trovava legname.

Le pareti esterne degli edifici erano qualche volta intonacate ma spesso grezze con il paramento a vista.
Questo corrisponde ad un significato simbolico che ha la sua origine nell’elemento religioso. Il significato è che l’interno dell’edificio è decoratissimo di stucchi, marmi, affreschi, così come l’anima di un individuo, mentre l’esterno è semplice e spesso anche un po’ rozzo, perché non è importante quello che si vede fuori, ma contano i valori della spiritualità.

Materiali decorativi bizantini

Per quanto riguarda i materiali usati negli interni abbiamo lo stucco, materiale ottenuto con marmo tritato, maggiore la quantità di marmo, maggiore la sericità, poi affreschi, soprattutto mosaici e i marmi.

Il marmo nell’architettura bizantina è utilizzato sia come elemento strutturale che come elemento decorativo. A livello strutturale è usato nelle colonne, negli architravi, come elemento decorativo è usato nei cornicioni delle finestre, negli stipiti delle porte, nelle lastre dei parapetti, nei pulpiti, e nei rivestimenti dei muri e dei pavimenti.

Già a cominciare dall’età imperiale nell’architettura romana i marmi erano diventati l’indice dell’importanza di un edificio, tanto che la diffusione dell’uso del marmo è la misura che permette di valutare l’importanza dell’edificio, soprattutto i marmi esotici.

Questa tendenza si accentua enormemente nell’architettura bizantina.
Per ottenere un gran numero di colori diversi si ricorre a cave situate su tutto il bacino del Mediterraneo.
Il marmo è pesantissimo, quindi veniva trasportato essenzialmente per mare, per questo si ricercano cave che siano vicine al mare.
Esistevano navi special costruite per il trasporto del marmo, con chiglie e parapetti bassi.

Nella cava di marmo veniva prima sbozzato il pezzo e poi fatto imbarcare, dopodiché veniva portato in grandi magazzini e conservato finché non serviva.

Il marmo maggiormente ambito è il porfido rosso, il più prestigioso dei marmi, che proveniva da una cava in Egitto.
Poi abbiamo anche il porfido verde, che proveniva dalla Laconia.
Il verde antico proveniva dalla Tessaglia, mentre il giallo antico dalla Tunisia.
L’onice color avorio proveniva da Hierapolis in Frigia.

marmi bizantini porfido rosso

La produzione del marmo era resa possibile dalla combinazione di diversi fattori, prima di tutto il fatto che per l’estrazione del materiale venivano utilizzati degli schiavi, che di per sé non era costoso, poi il fatto che questo materiale di per sé costosissimo da trasportare poteva venire trasportato per mare, limitando i costi, quindi è evidente che le cave vicino al mare erano le più utilizzate.

Questo spiega l’enorme diffusione del marmo del Proconneso, un’isoletta del Mar di Marmora.i
Era un marmo già largamente esportato nel I secolo d.C. e quindi usato nell’architettura romana e che diventa il marmo tipico dell’architettura bizantina.

lastra in marmo del proconnesio

E’ un marmo non particolarmente bello e di grana molto fine, quasi bianco con venature grigio azzurre. Questo marmo è a basso costo, utilizzabile per tutti gli usi, bassorilievi e colonne.
Dobbiamo dire che la nostra conoscenza dei marmi antichi per quanto si vada perfezionando, è scarsa.
Per la maggior parte dei casi non sappiamo con precisione quando le varie cave terminano la loro attività. Sappiamo però che l’estrazione del porfido rosso cessa probabilmente intorno al 450 d.C.

Il marmo verde di Caristo, usatissimo nella Roma imperiale, si estraeva ancora nel V secolo.
Le cave di verde antico della Tessaglia erano ancora attive durante l’epoca di Giustiniano.
In generale si ritiene che la maggior parte delle cave furono abbandonate fra il VI-VII secolo quindi 500-600, in conseguenza di una crisi generale dell’Impero ma anche per il venir meno del lavoro servile.
Il porfido rosso è un marmo così importante che poi gli imperatori bizantini riservano per sé e quello che ancora si estrae diventa appannaggio della casa imperiale e i primogeniti venivano definiti porfiriogenici perché nascevano all’interno di una stanza del palazzo imperiale ricoperta di porfido rosso.

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