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ambrogio lorenzetti allegoria del buono e cattivo governo

Ambrogio Lorenzetti

Ambrogio Lorenzetti è il fratello minore di Pietro Lorenzetti e avrà più fortuna artistica rispetto a lui.
Nasce attorno all’85 e muore nel ’48.

Indice dei contenuti

Madonna di Vico l’abate

La Madonna di Vico l’abate è una tavola di piccole dimensioni ma monumentale nell’immagine. E’ datata 1319 e rappresenta un monumento artistico di grande importanza.

Madonna di Vico l'abate di Ambrogio Lorenzetti

Duccio di Buoninsegna muore in questo periodo, Simone Martini è attivo in tutta l’Italia, Giotto si muove a Roma, Padova, Rimini, Firenze.
In quest’opera Ambrogio Lorenzetti si avvicina ai dettami giotteschi, anticipa Giotto ance se la sua pittura è derivata da Giotto.

Osserviamo che in quest’opera Ambrogio istituisce una scansione in 7 piani di profondità che tendono a sovrapporsi in maniera lamellare quasi come le pagine di un libro chiuso, lo spessore dell’immagine è minimo ma Ambrogio costruisce una proiezione rigorosa ma distruttiva dello spazio tridimensionale, non è piatta, perché è impostata su 7 piani prospettici, non in maniera tridimensionale, mentre Giotto imposta spazialmente.

La presentazione frontale di questa Madonna non è una ripresa del frontalismo bizantino tant’è vero che Ambrogio Lorenzetti utilizza anche il maforion nell’acconciatura della Madonna, è utilizzato per dare valore convesso alla testa della Madonna, quindi Ambrogio riprende un elemento antiquato ma lo utilizza in maniera nuova, osserviamo che la testa ha uno sfumato minimo ma non è appiattita, questo deriva dal fatto che abbiamo una asimmetria del lato destro sul sinistro che fa girare il collo.

Questo impedisce alla testa della Madonna di appiattirsi.
Osserviamo che nella mano destra la Madonna alza l’indice, nella sinistra divarica il medio e l’anulare, con questo scarto delle dita la mano si inscrive in uno spazio tridimensionale.

Ambrogio Lorenzetti ottiene ciò senza chiaroscuro marginale di cui Giotto ancora si serve.
E’ un’opera fondamentale per capire la pittura di questo periodo.

Allegorie del Buono e cattivo Governo a Siena

Gli affreschi nel palazzo pubblico di Siena con le Allegorie del buono e del cattivo governo sono nella sala della pace, ispirati ai testi di Aristotele e Tommaso d’Aquino. Delineano una illustrazione dei principi politici su cui si regge lo stato Senese.

Le allegorie del buon governo mostrano la Giustizia, che, ispirata dalla Sapienza, governa la Concordia fra i cittadini e il buon governo è rappresentato come un re in trono contornato dalle virtù teologali e fiancheggiato dalle personificazioni della Giustizia, Temperanza, Magnanimità, Prudenza, Fortezza, pace, da ciò ne discendono gli effetti del buon governo.

ambrogio lorenzetti allegoria del buono e cattivo governo

Il cattivo governo è impersonato dal demone della Tirannia, sottomesso dalla triade di Avarizia, Superbia, Vana Gloria, la sua corte comprende figure allegoriche: il Furore, la Divisione, la Guerra, la Frode, la Crudeltà, effetto di una città che si sgretola mentre in alto vola il Timore, la campagna è triste, abbandonata.

Gli affreschi della sala rappresentano il ciclo sugli effetti del buon governo e sfrutta tutti i mezzi pittorici per comunicare più direttamente tutti questi effetti, con mezzi prospettici e sistemi di illuminazione.

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